Quello che sta accadendo sopra le nostre teste non è una semplice battaglia legale, ma la resa dei conti finale per un intero sistema. Ci avevano raccontato che la giustizia sportiva fosse un tempio intoccabile, una bolla d’acciaio pensata per proteggere sempre i soliti noti, e invece bastava guardare le carte giuste per capire che l’intero castello di carte stava già crollando.
Il silenzio assordante dei giornali tradizionali sulla riapertura del ricorso al TAR tra Andrea Agnelli e la FIGC è la prova più schiacciante della paura cieca che sta attraversando le stanze del potere federale. Ma noi le carte le abbiamo lette, le abbiamo analizzate e quello che sta emergendo dai faldoni di Roma e dalle inchieste di Milano è un incubo senza precedenti per chi fino ad oggi si è sentito infallibile.
Il deposito improvviso dell’istanza di prelievo da parte della Federazione non è un atto di forza, ma un gesto di disperazione pura. Perché un’amministrazione che pensa di avere ragione dovrebbe chiedere di accelerare un processo che potrebbe radere al suolo le sue stesse fondamenta? La risposta è semplice e fa tremare i polsi a tutto l’ambiente nerazzurro. La sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha aperto una crepa devastante nel muro dell’articolo 3 della legge 280/2003, smontando l’illusione che la giustizia sportiva possa fare e disfare a piacimento senza mai rispondere del proprio operato ad un giudice terzo e indipendente.
Se il TAR recepisce fino in fondo i principi stabiliti da Lussemburgo, la bolla protettiva che ha garantito impunità e corsie preferenziali a certi club svanisce nel nulla dall’oggi al domani. E la fretta folle della FIGC serve solo a questo: capire quanta terra sotto i piedi sia rimasta prima che le parti terze, i danneggiati e chiunque abbia subito torti in questi anni usino quel varco per travolgere tutto con una pioggia di ricorsi ordinari e risarcimenti milionari.
Ma il vero cortocircuito, quello che trasforma una questione processuale in uno scandalo di proporzioni bibliche, sta negli uomini che dovrebbero difendere il sistema. Come può la Federazione presentarsi davanti ai giudici amministrativi per vantare una presunta terzietà quando il responsabile del suo ufficio legale, Giancarlo Viglione, compare con un ruolo di primo piano nei faldoni caldissimi dell’inchiesta su Arbitropoli? Ci rendiamo conto di cosa stiamo parlando o dobbiamo far finta di non vedere l’elefante nella stanza? Stiamo parlando di intercettazioni sconcertanti, di pressioni sui vertici arbitrali per condizionare le scelte e garantire gli arbitri graditi nei momenti chiave. Un uomo chiave delle istituzioni che si ritrova immerso fino al collo in un sistema di contatti e manovre sotterranee mentre firma gli atti per difendere l’onorabilità della giustizia sportiva di fronte all’Europa.
E non finisce qui, perché la ragnatela si allunga inesorabilmente verso la Lega Serie A e tocca figure come Andrea Butti, l’uomo dei calendari ma prima di tutto un tesserato federale. Se la maschera della trasparenza cade, anche per lui scatta inesorabile l’ombra dell’articolo 4 del Codice di Giustizia Sportiva, quella violazione dei doveri di lealtà, probità e correttezza che rappresenta da sempre la chiave di volta per far scattare la responsabilità diretta e indiretta delle società.
Ed è qui che si apre lo scenario più devastante, quello che il mainstream cerca disperatamente di nascondere ma che noi dobbiamo urlare a gran voce. Cosa succede quando due tesserati chiave dell’ingranaggio come Viglione e Butti finiscono sotto procedimento disciplinare? La risposta è scritta a lettere di fuoco nei codici di giustizia sportiva ed è il motivo per cui ad Appiano Gentile stanno sudando freddo. Una punizione ex articolo 4 nei confronti di figure così centrali nella gestione delle partite, delle designazioni e delle dinamiche istituzionali non si fermerebbe all’effetto personale. Diventerebbe il grimaldello perfetto per dimostrare una condotta sanzionabile a livello di club, aprendo la strada maestra alla contestazione dell’articolo 30, quello che regola l’illecito sportivo e l’alterazione del regolare svolgimento delle competizioni.
Una volta dimostrato che l’impalcatura era viziata da condotte non trasparenti e da ingerenze indebite per favorire o tutelare una determinata compagine, non parliamo più di semplici ammende o di ridicole penalizzazioni simboliche. Parliamo della riapertura totale dei procedimenti per tutte le stagioni viziate da questo sistema. Parliamo della revoca diretta degli scudetti vinti all’ombra di queste anomalie istituzionali e, nei casi più gravi contemplati dal codice per l’illecito sportivo continuato, della retrocessione diretta in Serie B con tanto di squalifiche a tempo indeterminato per i vertici coinvolti.
Ed è esattamente questa la bomba atomica che chiunque potrà sganciare non appena il TAR avrà abbattuto lo scudo dell’intoccabilità sportiva. Qualsiasi società danneggiata, qualsiasi tesserato colpito in passato, ma persino gruppi di terzi interessati potranno prendere le sanzioni o gli accertamenti a carico di Viglione e Butti e portarli di fronte ai giudici ordinari e sportivi per chiedere il conto definitivo all’Inter. La responsabilità diretta e indiretta della società nerazzurra per i vantaggi accumulati attraverso queste dinamiche diventerà un punto di non ritorno giuridico.
Ed è qui che si spiega la paralisi totale della Procura Federale: ecco perché Giuseppe Chiné tiene bloccato il fascicolo su Arbitropoli e perde tempo prezioso, sperando che il tempo cancelli le colpe o che arrivi qualche deroga salvifica dal cielo. La verità è che il Procuratore si trova incastrato nella tenaglia più letale della sua carriera, stretto tra l’obbligo di terzietà preteso con forza dalla comunità europea e l’impossibilità oggettiva di procedere contro gli stessi vertici da cui il suo ufficio dipende a doppio filo. Dovrebbero indagare sui propri colleghi, sui propri referenti legali, sugli uomini che plasmano i tornei e gestiscono i rapporti arbitrali. Un vicolo cieco clamoroso che smaschera definitivamente la farsa di un sistema che non è mai stato terzo e che ora rischia di travolgere anche chi ha costruito le proprie vittorie all’ombra di questo cortocircuito permanente.
Il ballo delle responsabilità è iniziato e non ci saranno sconti per nessuno. Le carte sono scoperte, la Corte Europea ha indicato la strada e il TAR si prepara a calare la scure su anni di anomalie sistematiche. Chi pensava di poter dormire sogni tranquilli forte delle solite protezioni d’area farebbe bene a guardarsi alle spalle, perché l’incubo è appena iniziato, la minaccia della Serie B e della cancellazione dei titoli è drammaticamente reale e questa volta non ci saranno insabbiamenti capaci di fermare la tempesta in arrivo. Gigio Juve https://youtu.be/-knGi4ZImNc?is=xN4GhezE44fZbCyy
