Milan-Atalanta 2-3: crollo rossonero a San Siro, Dea cinica e corsa Champions riaperta
Il Milan cade a San Siro contro l’Atalanta al termine di una partita intensa, nervosa e ricca di episodi. Il 2-3 finale premia la squadra bergamasca, più concreta e lucida nei momenti decisivi, mentre i rossoneri escono dal campo tra contestazioni e forte preoccupazione per la classifica. L’avvio del Milan era stato anche incoraggiante dal punto di vista del possesso palla e dell’atteggiamento offensivo, ma l’Atalanta ha colpito con grande efficacia. La squadra bergamasca ha sfruttato le difficoltà difensive rossonere e soprattutto gli spazi lasciati in transizione.
Il primo colpo è arrivato con Ederson, bravo a inserirsi e a finalizzare un’azione rapida che ha gelato San Siro. Poco dopo è stato Davide Zappacosta a firmare il raddoppio, approfittando di una difesa milanista troppo morbida sulle corsie laterali.
Il Milan ha provato a reagire soprattutto con iniziative individuali di Leão e Pulisic, ma la squadra è apparsa lunga, poco equilibrata e vulnerabile dietro. Nella ripresa, appena i rossoneri sembravano poter rientrare in partita, è arrivato il terzo gol atalantino con Giacomo Raspadori, rete che sembrava aver chiuso definitivamente il match.
Nel finale però il Milan ha avuto un sussulto d’orgoglio: Pavlovic ha accorciato le distanze e nel recupero Nkunku ha trasformato un calcio di rigore per il 3-2. Gli ultimi minuti sono stati assedianti, ma l’Atalanta ha resistito portando a casa tre punti pesantissimi. La sconfitta conferma il momento estremamente complicato della squadra rossonera. I problemi non riguardano solo il risultato, ma anche la continuità mentale e tattica. Inoltre il clima attorno alla squadra è diventato pesante. Prima della partita si erano registrate proteste dei tifosi contro la dirigenza e contro la gestione della stagione. La pressione ambientale si è sentita chiaramente anche durante il match.
Massimiliano Allegri, tornato sulla panchina rossonera in questa stagione, è ora sotto osservazione: il rischio concreto è quello di compromettere una qualificazione Champions che fino a poche settimane fa sembrava abbastanza solida. Per l’Atalanta invece è una vittoria di enorme valore. La squadra bergamasca ha disputato una gara pragmatica, sfruttando ogni errore del Milan con qualità e velocità.
Molto positiva la prova:
- di Ederson a centrocampo;
- di Zappacosta sulla fascia;
- di Raspadori, decisivo negli spazi;
- della linea offensiva nelle ripartenze.
La Dea conferma ancora una volta di essere una delle squadre più organizzate del campionato, capace di giocare con intensità ma anche con maturità tattica nei momenti delicati. La sconfitta pesa enormemente per il Milan perché la corsa Champions è ormai serratissima. Dopo questa giornata la situazione nelle prime posizioni è la seguente:
- Inter: 85 punti
- Napoli: 70
- Juventus: 68
- Milan: 67
- Roma: 67
- Como: 65
- Atalanta: 58
L’Inter ha già ipotecato lo scudetto, mentre la lotta per gli altri posti europei resta totalmente aperta. Il Milan è stato raggiunto dalla Roma, vittoriosa sul Parma per 3-2. I rossoneri mantengono momentaneamente il vantaggio negli scontri diretti, ma il margine è ormai minimo. La Juventus, grazie al successo sul Lecce, ha fatto un passo importante verso la qualificazione Champions portandosi a 68 punti. Il Como continua invece a essere la grande rivelazione della stagione: con 65 punti è ancora pienamente in corsa per un posto europeo prestigioso. Con sole due giornate ancora da giocare, ogni punto diventa fondamentale. Il Milan dovrà reagire immediatamente, perché il rischio di restare fuori dalla Champions League è reale.
Allegri a rischio esonero?
La sconfitta per 3-2 contro l’Atalanta quindi potrebbe rappresentare il punto di rottura definitivo tra il Milan e Massimiliano Allegri. A due giornate dalla fine del campionato, i rossoneri sono ancora quarti ma soltanto grazie agli scontri diretti favorevoli sulla Roma, e il clima attorno alla squadra è diventato pesantissimo.
La società, secondo diversi media italiani e internazionali, starebbe riflettendo seriamente sul futuro dell’allenatore. L’idea di un esonero immediato non è ancora stata ufficializzata, ma nelle ultime ore il malcontento interno e la pressione dei tifosi sono cresciuti enormemente dopo una serie di risultati deludenti, il motivo principale non è soltanto la sconfitta contro l’Atalanta, ma il modo in cui il Milan è crollato nel momento decisivo della stagione. Fino a marzo i rossoneri erano ancora in piena corsa per il titolo e sembravano la squadra più continua dopo l’Inter. Poi il rendimento è precipitato. Nelle ultime otto partite il Milan ha raccolto appena 7 punti, un dato drammatico per una squadra costruita per lottare ai vertici.
L’idea di calcio di Allegri rappresenta la principale complice di questa disfatta: una concezione antica, quasi arcaica, legata a un modo di intendere il calcio che appartiene ormai al passato. Un calcio in cui la fase difensiva costituiva il centro della preparazione della partita e in cui la fase offensiva si affidava soprattutto all’estro creativo dei giocatori più tecnici, spesso liberi da schemi, filosofie di gioco o situazioni preparate in allenamento.
Questa, però, è l’ennesima conferma di quanto il calcio moderno stia cambiando, non soltanto nella forma ma soprattutto nella sostanza. Oggi le squadre più blasonate d’Europa inseguono la vittoria attraverso un calcio sempre più dipendente dalle tattiche, ma non da quelle prettamente difensive che in Italia conducono spesso a partite chiuse e poco spettacolari. Al contrario, l’obiettivo è costruire un sistema di gioco capace di mettere i giocatori nelle migliori condizioni possibili non tanto per esaltare il singolo, quanto per favorire il dialogo collettivo tra compagni. Tutto questo con il fine principale di sorprendere l’avversario in una sfida che nasce prima sul piano mentale, poi su quello tecnico e, infine, anche attraverso il controllo del possesso palla, fondamentale nel calcio moderno.
