L’inciucio Gravina-Marotta-Malagò-Giorgetti per la presidenza FIGC: di programmi non parla nessuno, come sempre si spartiscono poltrone, potere e influenza. E il calcio italiano rimane stritolato dalla politica.
In nome del grande nemico, il Ministro dello Sport Abodi, Marotta-Gravina-Malagò continuano a lavorare per la presidenza della Federcalcio.
Gravina vuole garanzie: l’appoggio di Malagò, appena sarà eletto, in UEFA al distruttore del calcio italiano (che oggi ha rilasciato un’intervista cercando di passare per vittima, pensa che bella faccia di bronzo). Il gattopardo infatti non ci pensa proprio a fare un passo indietro, vuole garantita la poltrona in UEFA per essere in prima fila per il Comitato organizzatore degli Europei che l’Italia dovrà ospitare con la Turchia.
Malagò, in cambio, otterrà l’appoggio (e i voti) dei Gravina Boys (Ulivieri, Calcagno e company) coloro che hanno contribuito alla distruzione in pezzettini del nostro movimento. Servono i voti per l’elezione di Giovannino.
Il problema è l’invadenza di Marotta che ha incontrato il Ministro Giorgetti (forse dovrebbe occuparsi più di Economia visto i risultati), una mossa anti-Abodi, il grande nemico di Gravina e Malagò. Marotta cerca di fare leva sul governo proprio per scavalcare Abodi.
L’aspetto scandaloso è che nessuno sta parlando di programmi per rilanciare il movimento, un piano, nulla! La solita politica italiana che spolpa tutto e con un conflitto di interessi enorme sullo sfondo.
La figlia del Ministro Giorgetti, Marta Giorgetti lavorava nella FIGC di Gravina poi è stata assunta da Marotta (guarda che coincidenze!) come Football Travel Officer dell’Inter.
Un paese di raccomandati? Ma no… siamo noi maligni.
Dietro a Marotta e Gravina c’è sempre lui, il presidente del Senato Ignazio La Russa? Un altro che ha lanciato il figlio nel mondo del Comitato Olimpico con Lorenzo Cochis La Russa che ha fatto parte della fondazione di Milano-Cortina, una assunzione è che costata al Dottor Novari un interrogatorio in Procura di 9 ore.
Del resto il grande regista dell’alleanza Marotta-Gravina (e di conseguenza Malagò) è proprio Igniazione?
Alla fine è sempre una questione di poltrone e interessi, del bene comune? Non frega nulla a nessuno.
Perché chiamarlo “inciucio” è quasi riduttivo. È qualcosa di più raffinato, più antico. È sistema.
Secondo quanto emerge, l’asse tra Gabriele Gravina e Giuseppe Marotta non solo resiste, ma si rafforza. “Più saldo che mai” recita qualche fonte autorevole. I due sono molto attivi, vogliono a tutti i costi Malagò, a tal punto da far imbestialire Milan, Juventus e Parma.
Gabriele Gravina si racconta come spettatore in un’intervista al Corriere, ma nei Palazzi lo sanno tutti: la partita la sta ancora giocando lui. E non da solo.
L’asse con Giuseppe Marotta è vivo, operativo, silenzioso. Obiettivo, come detto, portare Giovanni Malagò alla FIGC senza scossoni. Transizione controllata. Successione già scritta.
Il problema? Il governo non è d’accordo.
Andrea Abodi ha già mandato segnali chiari (la sua intervista post eliminazione contro Gravina e Malagò è stata clamorosa). E dietro si muove anche – come detto – Giancarlo Giorgetti. Tradotto: lo scontro è politico, non sportivo.
Intanto spunta Adriano Galliani. Sondato, evocato da Milan e Juve, ma il buon Adriano ha già fatto retromarcia, ha capito che l’Asse del male è troppo forte.
Mossa vera o finta? Poco cambia: serve a capire chi sta con chi.
La verità è semplice. Gravina e Marotta vogliono decidere il futuro.
Non subirlo.
E se Malagò passa, diventeranno tutti malagoniani. Come sempre. Il Gattopardo colpisce ancora.
Perché in Italia non si cambia mai davvero. Si aggiornano solo gli equilibri.
Questo attivismo di Marotta e Gravina però, come dicevamo, ha insospettito molti: Juventus e Milan non vogliono il solito regime con Rocchi ancora designatore e Marotta manovratore politico che sta spignendo forte su Giovanni Malagò (ricordiamo in passato uomo degli Agnelli e grande tifoso sfegatato della Roma).
Marotta vuole arrivare al voto con la partita già chiusa, maggioranza pronta, consenso costruito prima ancora di sedersi al tavolo.
Ma così facendo, lo sta esponendo. Perché Juventus e Milan hanno fiutato il rischio: una FIGC ancora troppo “marottiana” …
E allora si muovono, sondano Adriano Galliani (ma il Condor ha per il momento fatto un passo indietro dall’alto dei suoi 82 anni), non per convinzione, ma per equilibrio. Sa benissimo che Malagò è un candidato troppo forte.
Il risultato è il solito paradosso italiano: più provi a blindare una candidatura, più la rendi fragile. Marotta sta facendo un autogoal? Molto dipenderà dalle sue coperture politiche perché è probabile che il veto su Malagò verrà messo dal Governo, Giorgetti (l’uomo delle lobby) permettendo.
Ma di temi, problemi e programmi non si parla mai. I politici italiani ci hanno abituato a non risolvere problemi ma solo a spartirsi le poltrone. E la puzza aumenta più questa vicenda va avanti.
Neanche tre Mondiali saltati riescono a indurre lobbisti e politici a evitare di muoversi così senza pudore e vergogna.
Fin quando ci saranno personaggi come Marotta e Gravina, sarà dura rivedere un programma per il rilancio del calcio italiano, per loro contano solo poltrone e potere.
