Il calcio italiano ha toccato uno dei punti più bassi della sua storia. La terza mancata qualificazione consecutiva al Mondiale è un fallimento clamoroso, senza precedenti, che conferma la crisi di un sistema ormai fermo da anni. Non ci sono più alibi, tutto ciò è la conseguenza di una gestione che non ha saputo né rinnovare né rilanciare il movimento. Sotto la guida di Gabriele Gravina, la Nazionale italiana è sprofondata in una spirale negativa che va ben oltre i risultati del campo, tre Mondiali consecutivi saltati non sono una coincidenza, ma il segnale evidente di un calcio che ha perso identità, competitività e visione. Mentre altre nazioni crescevano e si modernizzavano, l’Italia restava immobile, incapace di adattarsi ai cambiamenti del calcio mondiale. Il problema principale è strutturale: da anni si parla di riforme, ma nulla di realmente incisivo è stato fatto, il sistema continua a penalizzare i giovani, a non investire adeguatamente nei settori giovanili e a non creare le condizioni per la crescita dei talenti italiani.

La responsabilità è chiara: chi guida il calcio italiano aveva il dovere di intervenire con decisione, di proporre un progetto serio e di lungo periodo, invece si è scelto di navigare a vista, senza mai affrontare davvero i problemi alla radice. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: una Nazionale in difficoltà e un movimento in declino. Ora serve un cambiamento radicale, a partire dai piani alti, che si devono assumere le proprie responsabilità dimettendosi, lasciando spazio a nuove idee, nuove competenze e una visione moderna che rimetta al centro lo sviluppo del calcio italiano. Investire nei giovani, riformare i campionati, migliorare le infrastrutture: queste non sono opzioni, ma necessità urgenti. Tre Mondiali saltati sono una ferita profonda, ma possono anche rappresentare un punto di svolta, a patto che si abbia il coraggio di cambiare davvero. Pietro Malacrinó
