La procura della Federcalcio, nel corso dell’udienza davanti al Tribunale Nazionale Federale, ha chiesto 13 mesi di inibizione per Antonio Zappi, presidente dell’AIA, accusato di presunte pressioni sui vertici degli organi tecnici di Serie C e Serie D, in particolare su Maurizio Ciampi e Alessandro Pizzi. Sei mesi sono stati invece richiesti per Emanuele Marchesi, componente del Comitato Nazionale.
Nella prima ora e mezza, la difesa di Zappi, rappresentata dagli avvocati Santoro, Sterratino e Sperduti, ha presentato numerose richieste istruttorie. Tuttavia, il TFN ha deciso di rigettarle dopo essersi ritirato in camera di consiglio per deliberare.
La Procura, guidata da Giuseppe Chiné, contesta a Zappi presunte pressioni esercitate sugli ex designatori Ciampi (Serie C) e Pizzi (Serie D) durante l’ultima tornata di nomine dei cosiddetti Organi Tecnici, la prima gestita dal Comitato Nazionale neo-eletto a seguito delle elezioni del 14 dicembre 2024.
Chiné ha raccolto l’esposto di un associato AIA – che in seguito ha negato di averlo mai presentato, denunciando un furto d’identità – ma contenente elementi che hanno trovato riscontri ritenuti sufficienti dalla Procura: chat e mail relative al turnover previsto dal nuovo Comitato per le guide tecniche degli arbitri.
In base all’accusa, Ciampi, da designatore della Serie C, sarebbe entrato a far parte della Commissione di Serie A e B come vice di Rocchi, lasciando il posto a Orsato. Pizzi, invece, avrebbe ceduto la guida della Serie D a Braschi per entrare nella nuova Commissione di Serie C diretta dall’ex arbitro internazionale.
Poiché i contratti dei dirigenti sono biennali e ancora validi, per completare il puzzle sarebbe stato necessario ottenere le dimissioni dei due: secondo Chiné, queste sarebbero state forzate, violando i doveri di lealtà, probità e correttezza (art. 4 del Codice di Giustizia Sportiva). Zappi sostiene, invece, che la ricollocazione fosse concordata.
Il presidente dell’AIA aveva proposto alla Procura un patteggiamento, con una sanzione di pochi giorni, senza assumersi responsabilità, con l’obiettivo di evitare ripercussioni negative sull’associazione, sugli arbitri e sulla gestione dei campionati. Chiné ha però giudicato la proposta troppo “al ribasso”, dando luogo al deferimento e alla richiesta di condanna.
Oltre alla vicenda disciplinare, lo scontro tra vertici federali e arbitrali tocca anche il progetto della FIGC di scorporare gli arbitri di Serie A e B, affidandone gestione economica e tecnica a una società terza partecipata da federazione e leghe. Zappi ha sempre respinto l’ipotesi senza mezzi termini, lasciando trasparire un possibile retropensiero giudiziario.
Il presidente dell’AIA si dice convinto di poter dimostrare la liceità del proprio operato. Se la sanzione venisse confermata, rischierebbe però la presidenza: Zappi ha già accumulato 10 mesi di sospensione per vecchie vicende disciplinari. Una sanzione superiore ai due mesi e un giorno supererebbe il limite dei 12 mesi previsto per la decadenza automatica. A quel punto, la reggenza passerebbe al vicepresidente vicario Massini, che dovrebbe indire nuove elezioni entro 90 giorni, restando aperta anche l’ipotesi di un commissariamento deciso dalla FIGC.
