Forse ha davvero ragione Lotito quando ha sdrammatizzato: “Ma chi è Raspadori, Maradona?”. Perché qui stiamo parlando di un buon attaccante, non di un fuoriclasse conclamato. Uno che deve ancora dimostrare di essere bravissimo, non uno a cui il calcio debba stendere tappeti rossi. E forse, proprio per questo, Raspadori avrebbe dovuto farsi consigliare meglio. Quando una grande società chiama, insiste, ti corteggia, la risposta dovrebbe essere chiara. In un senso o nell’altro. Non si rimbalza un club di quel livello come fosse una comparsa di periferia. Questa storia va avanti da giugno, si è riaccesa con forza a dicembre e oggi ha assunto i contorni di una telenovela francamente surreale. È vero: la strategia e la tempistica del direttore sportivo Massara sono state tutt’altro che impeccabili. Ma questo non assolve Raspadori, che avrebbe potuto – e dovuto – prendere posizione molto prima, evitando questo teatrino. Vuole restare all’Atletico Madrid? Bene, lo dica una volta per tutte. Anche a costo di continuare a scaldare la panchina, indipendentemente dal fatto che domani possa o meno giocare in Coppa del Re. Il ritorno a Napoli, rilanciato ieri da AS, rientra invece in una dinamica piuttosto prevedibile. Dietro l’attesa può esserci la pressione di un altro club, quello che lo ha ceduto all’Atletico Madrid e che, prima di muoversi, deve però sistemare Lucca. Ma il Napoli deve prima piazzare Lucca. E lo stesso Jack deve davvero convincersi che cambiare aria non sia una sconfitta, ma forse una necessità. In ogni caso, qualunque sia l’epilogo, da questa vicenda non ne esce benissimo nessuno. Raspadori in primis.
