Cinque passi falsi contro squadre di medio-bassa classifica sollevano una domanda scomoda: il Milan continua a sbagliare sempre allo stesso modo, senza cercare soluzioni. È un difetto di metodo o di mentalità? Con 39 punti in 18 partite, la prima metà di stagione dei rossoneri di Allegri può sembrare buona sulla carta. Ma i numeri non raccontano tutto. La rosa ha un valore superiore a molte squadre del campionato, eppure i risultati contro le piccole rivelano limiti strutturali e carenze nella gestione delle partite. Allegri stesso ammette che il suo Milan non è alla pari di Inter e Napoli: è una constatazione, non un alibi. Per capire perché, basta guardare investimenti e progetti delle concorrenti negli ultimi anni: la differenza non è casuale. Il Genoa ne è l’ennesima conferma. Una squadra inferiore sulla carta, ma organizzata e determinata, ha sfruttato la prevedibilità dei rossoneri. Gli stessi schemi, gli stessi interpreti, le stesse mancanze atletiche e tattiche: niente cambiamenti, niente alternative. Il centrocampo è l’unico reparto che potrebbe offrire soluzioni, ma Allegri continua a scegliere sempre gli stessi uomini, spesso senza concedere fiato a Modric, Fofana o Rabiot. Il risultato è una squadra prevedibile, incapace di sorprendere avversari preparati. Jashari e Ricci, costati circa 60 milioni, sembrano finora incompiuti. Non perché siano giocatori scarsi, ma perché il loro profilo non si adatta al tipo di calcio imposto da Allegri: il tecnico li vede come registi davanti alla difesa, ma il loro ruolo ideale e le loro caratteristiche non coincidono con le richieste tattiche. Fofana viene sganciato in campo aperto nonostante lacune difensive, mentre Loftus-Cheek resta un jolly atletico. Insomma, il Milan ha comprato soluzioni che non usa. Ecco il problema più grave: quando i titolari scelti da Allegri non funzionano, non c’è un piano alternativo. Contro squadre organizzate come Genoa o altre medio-piccole, il Milan resta bloccato su un solo modo di attaccare e difendere. Il rischio è diventare prevedibili e perdere punti preziosi, mentre i giocatori chiave non hanno respiro. Rabiot si è trasformato in un equilibratore, lontano dal “cavallo pazzo” visto alla Juventus. Ottimo per dare copertura a Modric, ma poco incisivo negli inserimenti e nelle incursioni. Jashari ha giocato 36 minuti, Ricci solo 5 partite da titolare: è evidente che alcuni acquisti estivi restano ignorati, senza un vero motivo tecnico. Non vogliamo insegnare il mestiere ad Allegri, ma i fatti parlano chiaro: il Milan ha perso troppi punti contro squadre alla sua portata. Si poteva fare di più? Si poteva fare meglio? Perché Jashari e Ricci sono praticamente invisibili? Attendiamo risposte.
