In un’azienda normale, non in un club di calcio, a quest’ora sarebbero già partite le lettere degli avvocati. Richiesta danni, responsabilità accertate, firme sotto le decisioni. Invece siamo nel calcio italiano, dove tutto scivola, tutto si giustifica e nessuno paga mai davvero. Prendiamo il mercato estivo di Milan e Roma. Non parliamo dell’estate 2022, ma di pochi mesi fa. Tra consulenti orbitanti intorno a Furlani (uno in particolare), direttori sportivi confusi e amici degli amici, il risultato è stato devastante. Altro che programmazione: una grandinata che ha lasciato solo macerie. Se la Roma oggi è costretta a cercare due attaccanti e a mettere in cima alla lista profili come Raspadori e Zirkzee, significa una sola cosa: il mercato di luglio e agosto è stato un fallimento tecnico prima ancora che economico. Massara continua a rifugiarsi nel mantra “se arriveranno le occasioni, le coglieremo”, come se fossimo a fine settembre. Peccato che siamo a fine dicembre e le occasioni, quelle vere, andavano costruite prima. Gli restano le carezze verbali di Walter Sabatini, che lo considera un eccellente direttore sportivo. Ma gli amici, si sa, parlano sempre bene degli amici. Altrimenti sarebbe inspiegabile anche la lunga sopravvivenza di Vagnati a Torino, cinque anni abbondanti di risultati tra i più anonimi della storia granata. I direttori sportivi di una volta non esistono più: oggi ci sono improvvisatori, mediatori dell’ultimo minuto, professionisti del “vediamo domani”. E infatti i risultati si vedono. Anzi: non si vedono. Il Milan, poi, è una sentenza definitiva. Altro che analisi: qui servirebbe la raccomandata. Tra gli acquisti estivi si è raggiunto un punto di non ritorno. Gli applausi veri sono solo per Rabiot, arrivato guarda caso negli ultimi giorni, dopo la richiesta disperata di Allegri seguita all’esordio shock contro la Cremonese. Tutto il resto è costato cifre importanti e ha restituito poco o nulla. Fossi nella proprietà, pretenderei spiegazioni immediate da chi ha firmato — o avallato — questo scempio. Estupinan, ad esempio: investimento pesante e panchina immediata, superato dal rampante Bartesaghi. Jashari non va giudicato ora per via dell’infortunio, ma se investi così tanto su di lui forse puoi evitare di prendere anche Ricci, ignorando chi ti ricordava una promessa fatta a gennaio. E se arrivi a mettere sul tavolo 40 milioni per Nkunku, dopo aver quasi speso la stessa cifra pochi mesi prima per Gimenez, allora sei semplicemente indifendibile. La cosa più grave, però, è un’altra: l’impotenza totale di un allenatore come Allegri, costretto ad accontentarsi di ciò che passa il convento, sapendo che nove richieste su dieci verranno respinte. È da anni che il Milan non azzecca un attaccante vero, ed è il segnale più chiaro di quanto i tempi siano cambiati — in peggio. Da mesi Max chiede di lavorare su Vlahovic a parametro zero: vedremo se anche questa volta gli verrà sbattuta la porta in faccia. L’arrivo di Fullkrug è una dichiarazione ufficiale: si prende sempre il meno costoso, mai il più funzionale.
La pratica Roma è persino più semplice da decifrare. Se un giorno Gasperini smettesse di allenare e decidesse di comprare un club, sceglierebbe di non avere un direttore sportivo piuttosto che affidarsi a un profilo come Massara. Non solo: gli ha bocciato quasi tutti gli acquisti estivi, fatta eccezione per Wesley, che almeno ogni tanto risolve il problema del gol e si sbatte su entrambe le fasce. Per il resto: Tsimikas inadeguato, Bailey sempre rotto, Ferguson fuori da qualsiasi equilibrio tattico, gli altri mai davvero incisivi. Morale: Gasperini si aspetta a gennaio ciò che non gli è stato dato tra luglio e agosto. È convinto — a ragione — di aver fatto più del massimo possibile. Massara, invece, si è fermato molto sotto il minimo sindacale. E nel calcio moderno, prima o poi, il conto arriva. Anche se troppo spesso lo pagano sempre gli stessi.
