La separazione tra il Chelsea ed Enzo Maresca resta una scelta difficile da comprendere, e non solo sul piano tecnico. A questi livelli, in un club che ambisce a essere élite europea, le incomprensioni non dovrebbero mai diventare il pretesto per buttare via un progetto. Si discutono, si chiariscono, si risolvono. O almeno si prova. Qui, invece, si è scelto di tagliare. Ed è un peccato, perché Maresca stava lavorando bene. Molto bene. Aveva portato una visione chiara sui giovani talenti in un contesto che, dall’addio a Tuchel in poi, ha vissuto solo di confusione gestionale e investimenti disordinati su giocatori strapagati e spesso inutilizzati. Lui rappresentava l’evoluzione naturale verso una progettualità più sostenibile, più moderna, finalmente coerente. E non erano mancate nemmeno le risposte sul campo. Conference League e Mondiale per Club non sono la Champions League, ma sono trofei veri, pesanti, fondamentali per ricostruire fiducia e autostima in un club che aveva smesso di vincere e, soprattutto, di credere. Erano mattoni concreti, non slogan. Le frizioni con lo staff medico, le voci sull’interesse del Manchester City, l’instabilità endemica di un board che fatica a tenere una linea per più di sei mesi hanno portato a una decisione affrettata. E soprattutto poco lungimirante. Anche perché il contesto attuale rende tutto ancora più rischioso: il mercato degli allenatori di alto livello è povero, scarno, senza vere alternative pronte. Oggi il primo nome è quello di Liam Rosenior, tecnico interessante ma lontano dall’essere un top manager per una panchina complessa come quella del Chelsea. E quando cambi senza avere in mano un profilo nettamente superiore, il rischio è uno solo: il bagno di sangue. Tecnico, gestionale e sportivo. Dispiace per Maresca, certo. Ma c’è una certezza che resta intatta: questa esperienza non lo ridimensiona, lo rafforza. Si conferma uno dei giovani allenatori italiani più preparati in circolazione. Coraggioso, pieno di idee, ossessionato in senso positivo dallo studio di un calcio propositivo e moderno.
