Il crollo della Salernitana negli ultimi anni ha lasciato tutti a bocca aperta. Quella squadra che, sotto la guida di Claudio Lotito e con il miracolo di Davide Nicola, sembrava destinata a consolidarsi in Serie A, oggi si ritrova a leccarsi le ferite in Serie C. L’illusione di poter crescere, costruendo una realtà solida tra le squadre di metà classifica, si è dissolta in appena due stagioni. Chi ricorda la stagione successiva alla salvezza sa quanto i granata fossero riusciti a sorprendere: un campionato dignitoso, con momenti di gloria come il pareggio al Maradona contro il Napoli, firmato da Boulaye Dia, una rete rimasta negli annali e ribattezzata ironicamente “la mano di Dia”. Ma da quel momento, la parabola dei campani è diventata un autentico disastro: due retrocessioni in due anni, fino alla Serie C. Il crollo è iniziato nella stagione 2023/24, quando la Salernitana sembrava avere le carte in regola per salvarsi senza patemi. Il presidente Iervolino ha speso cifre importanti per trattenere Dia e Candreva e per rinforzare la rosa con talenti come Jovane Cabral e Loum Tchaouna. Peccato che sul campo la squadra non sia mai decollata. Quattro allenatori in una stagione — Paulo Sousa, Filippo Inzaghi, Fabio Liverani e Stefano Colantuono — e nessuno capace di invertire la rotta. Un quadro imbarazzante, con 25 sconfitte su 38 partite e soli 17 punti conquistati. Una gestione senza strategie, incapace di dare stabilità tecnica e mentale a una squadra che doveva solo consolidarsi. La stagione successiva, 2024/25, ha aggiunto un capitolo ancora più amaro. Partiti con l’obiettivo di risalire subito in Serie A, i granata si sono invece ritrovati a lottare per non retrocedere. E la beffa è stata atroce: dopo i problemi disciplinari e la penalizzazione del Brescia, la Salernitana si è trovata a giocare lo spareggio salvezza contro la Sampdoria, squadra già rassegnata alla Serie C. Pasquale Marino, quarto tecnico stagionale, non è riuscito a dare una scossa. Il match dell’Arechi, sospeso negli ultimi minuti per disordini, ha suggellato un finale tragicomico: la squadra campana è precipitata nella terza serie, tra rabbia dei tifosi e imbarazzo generale. Oggi la Salernitana deve fare i conti con la realtà della Serie C. Il club sembra attrezzato per provare subito la promozione, ma la vera sfida sarà evitare che la storia si ripeta. La Serie C non è di alto livello tecnico, eppure non basta avere una rosa migliore: serve gestione, continuità e idee chiare. I tifosi possono sognare, e le scommesse sportive parlano chiaro: la squadra appare tra le più competitive del Girone C. Ma il ricordo delle due catastrofiche retrocessioni deve rimanere come monito: la Salernitana ha pagato a caro prezzo anni di errori, indecisioni e scelte sbagliate. Tornare in B sarà una sfida tanto importante quanto dimostrare finalmente di saper gestire un progetto serio, al di là dei proclami estivi.
