La colpa non è soltanto di Christopher Nkunku. Semmai è anche — e forse soprattutto — di chi gli ha chiesto di fare cose che non sono esattamente specialità della casa. Perché Nkunku non è un centravanti, non lo è mai stato nel senso più classico del termine. Al massimo si è adattato, ha provato a reinventarsi, a riempire spazi che non gli appartengono per natura. Ma un conto è adattarsi, un altro è snaturarsi. E così, a pochi mesi dal suo arrivo per la non modica cifra di 42 milioni di euro bonus compresi, il dibattito è già aperto: Nkunku è davvero l’uomo giusto per guidare l’attacco? La risposta, col senno di poi, sembra quasi scontata. No, almeno non così. Non in questo ruolo, non con queste richieste. E adesso? Adesso si entra nella zona più scivolosa del mercato. Perché se qualcuno ti garantisse anche solo una parte consistente di quei soldi, l’idea di cederlo a gennaio non sarebbe affatto blasfema. Anzi. Il problema, però, è sempre lo stesso: quando investi così tanto in estate, a gennaio devi evitare come la peste qualsiasi tipo di minusvalenza. E lì serve un miracolo. O, più realisticamente, un amatore in circolazione disposto a scommettere. Se quell’amatore esistesse, allora il Milan potrebbe anche permettersi di guardarsi intorno e valutare soluzioni alternative per l’attacco, a prescindere da Fullkrug e includendo pure la pista Gabriel Jesus, già raccontata nei giorni scorsi. Altrimenti, resterà l’attesa. E la speranza che Nkunku, prima o poi, possa tornare a fare semplicemente ciò che sa fare meglio.
