Il Milan aspetta Niclas Füllkrug. Prestito con diritto di riscatto tra gli 11 e i 13 milioni, pratica quasi chiusa, dettagli limati, zero colpi di scena. Fine del romanzo. Nel frattempo, mentre altrove si sparano nomi roboanti come coriandoli a Carnevale, il club rossonero si prepara ad accogliere lo specialista tedesco che in Premier, con il West Ham, ha più bucato che inciso, e che ora si aggrappa alla Serie A come ultima occasione per tornare l’attaccante affidabile visto in Bundesliga. Si poteva fare di più? Ovviamente sì. Ma il Milan di oggi è questo: ordinaria amministrazione, gestione prudente, passo corto. Una linea obbligata dopo aver scialacquato pacchi di milioni la scorsa estate, tra investimenti raccontati come strategici e rivelatisi, fin qui, poco più che costosi esercizi di fiducia. Chi ha costruito quel mercato non può certo guardarsi allo specchio con orgoglio. Il Milan non alza l’asticella, e poco importa se l’ultimo vero centravanti credibile risale ormai a una geologia calcistica passata. La politica è chiara: rattoppi, scommesse, giovani da svezzare. Qualche fiches sulle promesse — il terzino colombiano Arizala è a un passo, l’idea è continuare a insistere sull’attaccante montenegrino Kostic, classe 2007 — e poco altro. Programmazione o immobilismo? Dipende da quanto si è indulgenti. Nel frattempo, un saluto cordiale ai nostalgici che nei giorni scorsi hanno provato a fare mercato al posto del club, evocando ritorni romantici e rilanci improbabili, con Thiago Silva trasformato in bandiera di una svolta mai esistita. Tempo perso. Il Milan vuole crescere a modo suo, rinviando sistematicamente a domani ciò che andava fatto ieri. Forse arriverà anche un difensore, ma solo a prezzi di saldo, rigorosamente. Intanto resta sul tavolo il conto, salato, del mare di soldi spesi la scorsa estate e che finora — Rabiot a parte — hanno restituito neanche il 20 per cento delle aspettative. E il problema non è Füllkrug. Il problema è tutto il resto.
