Neanche l’Europa riesce a scuotere una Fiorentina in caduta libera. A Losanna arriva un altro colpo durissimo: 1-0 per gli svizzeri nell’ultima gara della League Phase di Conference League, un ko che certifica l’esclusione dei viola dalle prime otto e costringe la squadra al doppio spareggio. Decide il match un colpo di testa di Sigua al 58’, ma il risultato è solo l’ennesima fotografia di una crisi ormai profonda. Una sconfitta che pesa, e non poco, soprattutto sulla posizione di Paolo Vanoli. Il tecnico viola è seriamente a rischio esonero e, dopo la notte svizzera, l’addio potrebbe anche essere immediato. La sensazione è che il club, alla luce di una situazione diventata drammatica su più fronti, possa comunicare l’esonero già nella giornata di domani. La Conference doveva rappresentare una valvola di sfogo, invece ha confermato tutte le fragilità di una squadra smarrita, senza reazione e senza identità. La società riflette. Vanoli potrebbe anche restare almeno fino alla partita con l’Udinese, va detto, ma in questo momento può succedere davvero di tutto, perciò non va esclusa nessuna possibilità. Anche perché il problema non è solo europeo: in campionato la situazione è altrettanto drammatica, con una Serie B quasi matematica e che impone scelte rapide e coraggiose. In caso di ribaltone, in prima fila c’è la soluzione interna Daniele Galloppa, il quale verrà preallertato nelle prossime ore, pronto a traghettare la squadra se necessario. Prima, però, la Fiorentina proverà a sondare il mercato degli allenatori: servono profili abituati a lottare per la salvezza, tecnici esperti in contesti difficili. In quest’ottica verrà verificata la disponibilità di Roberto D’Aversa fino a giugno, un nome già valutato nel recentissimo passato, curiosamente prima che il club decidesse di puntare su Vanoli. Potrebbero emergere anche altre candidature. Stefano Pioli, legato ancora da un sostanzioso contratto, rappresenterebbe soltanto un’ultimissima scelta. Il club, infatti, non ha alcuna intenzione di riaffidargli la panchina: i rapporti si sono incrinati per il modo in cui si è consumata la separazione, senza rinunce economiche e senza le dimissioni che la dirigenza si sarebbe aspettata. Le gerarchie, al momento, sono queste. Ora però bisognerà alla fase operativa.
