C’è bisogno, prima di tutto, di mettere ordine. E di farlo senza giri di parole: Khéphren Thuram non è sul mercato e non può esserlo, a prescindere dalle fantasie che ciclicamente si autoalimentano e che Giorgio Chiellini ha già provveduto a smontare con la consueta sobrietà istituzionale. Il motivo è persino banale nella sua evidenza: la Juventus deve rafforzarsi, non depotenziarsi. Vendere oggi uno dei pochi centrocampisti con margini, fisico, personalità e prospettiva significherebbe costruire al contrario. Piuttosto, alla Continassa serve l’operazione opposta: affiancare a Thuram un centrocampista di governo, uno che dia ritmo, direzione e senso alla manovra. Un architetto, non un altro muratore. Perché di fantasia spremuta a forza, invocata da tre o quattro sessioni di mercato, se ne è vista fin troppa. Con tutto il rispetto per Locatelli, un vero metronomo al suo fianco libererebbe definitivamente Khéphren, permettendogli di rendere ben oltre quanto già mostrato. Il suo recente appannamento va letto anche così: senza un leader capace di verticalizzare, di rifiutare il tic sterile del passaggio orizzontale fine a sé stesso, Thuram è costretto a fare tutto e spesso troppo. E nessuno, a questi livelli, può farlo a lungo senza pagare dazio.
Domanda legittima: Davide Frattesi servirebbe davvero a Spalletti per dare sostanza al famigerato 4-3-2-1? È noto che sia un pallino del tecnico, lo si è capito già durante la sua breve parentesi in Nazionale. Ma Frattesi non è un regista, semmai l’esatto opposto. Inserimenti, strappi, area attaccata senza chiedere permesso: tutto vero. Direzione del traffico, no. Il rischio, concreto, sarebbe quello di ritrovarsi con due mezzali simili, rimandando la fantasia agli ultimi trenta metri e lasciando qualche interrogativo irrisolto in costruzione. Dubbi fisiologici, inevitabili. C’è poi un altro nodo, meno tecnico e più politico. È vero che Beppe Riso cerca visibilità per Frattesi da tre o quattro sessioni di mercato, ma qui le matasse sono almeno due. La prima: servono almeno 35 milioni, dieci in meno rispetto a un’estate fa. La seconda: davvero l’Inter, senza uno scambio vantaggioso, regalerebbe alla Juventus – in piena stagione e con tanti verdetti ancora da scrivere – un centrocampista di quel peso specifico? Di certo Spalletti sta dando alla Juve più di un motivo per ascoltarlo. E forse meriterebbe di viaggiare in business, non in economy, senza troppi scrupoli da febbraio in poi.
Passiamo ora agli attaccanti. È il capitolo che va seguito con il evidenziatore. Füllkrug al Milan sarebbe una soluzione tampone, poco più di una medicazione d’emergenza viste le difficoltà di Gimenez. Allegri si ritroverebbe un centravanti esperto, solido in Bundesliga, ma reduce da un’esperienza inglese complicata e da una cartella clinica che invita alla prudenza. Il grande colpo in attacco è rimandato all’estate. Occhi sempre aperti su Vlahovic, attualmente infortunato e ancora indeciso sul proprio futuro. Non ci sono accordi – e non potrebbero esserci – in una fase minata come quella dei parametri zero. Se ne parlerà più avanti. Resta il fatto che Allegri lo segue con attenzione da settembre, come già raccontato, aspettando che sia Dusan a decidere. Fino ad allora, una cosa sola è certa: a Max, una virata del serbo verso il rossonero, piacerebbe parecchio.
Infine, una doverosa nota di rispetto. Gian Piero Gasperini merita tutela, perché sta portando la Roma oltre i propri limiti nonostante un gennaio insufficiente. Ha chiesto Zirkzee, in alternativa Yuri Alberto. Prenderebbe Raspadori solo come seconda punta e soltanto in caso di uscita tra El Shaarawy e Baldanzi. Accoglierebbe Beto, ma non come priorità e solo se partisse Dovbyk, più che Ferguson. Gasp ha già scritto a Babbo Natale. Con la consapevolezza che, nel calcio come nella vita, le chiacchiere contano poco. I fatti, tutto il resto.
