
Boulaye Dia è con noi da quattro mesi ma la sua storia l’abbiamo già letta un sacco di volte: i lavoretti da elettricista per vivere, la serie D francese per non morire, e poi il provino che gli cambia la vita. Quelli così, che vengono dal niente e quindi sono affamati di tutto, ci piacciono un sacco. Più di qualsiasi altro che arriva, batte il pugno sul petto e dice che quella maglia è un sogno, pure se l’ha già detto altrove e chissà quante altre volte lo dirà ancora.
Vaccinati all’ipocrisia, temprati dall’appetito pallonaro fatto in tanti anni di pasti miseri (o se preferite – più volgarmente – di “piatti vacanti”), da quando ci hanno aperto le porte del salotto buono del calcio stiamo scoprendo cose che prima non conoscevamo. E le stiamo “provando” con tutta l’intensità delle prime volte. Poi il destino bello ogni tanto ti presenta un conto, così, giusto per farti capire che nulla è gratis (un nome a caso: lo sfortunato Mazzocchi), e però viverle, pure solo di riflesso, dà un piacere speciale, che si mischia all’orgoglio.
Salerno oggi al Mondiale tifa Senegal. Perché non c’è l’Italia, sicuro, e perché lì c’è Dia, pure. Lui, prima d’accettare la Salernitana, aveva già giocato una semifinale di Champions (mica il torneo di tressette). Poi magari ha capito – o almeno ci piace pensarla così – che una piazza che un po’ gli somigliava poteva esser la più giusta sulla strada che l’avrebbe portato a Qatar 2022. E per capirsi non ci è voluto granché.
Oggi Dia è il primo calciatore granata che fa gol in un Campionato del Mondo. Con la sua storia, certo, ma anche con la nostra. Le storie di quelli che arrivano dal niente, e quindi sono affamati di tutto.
Forza campione!
PS: conservane qualcuno per quando torni, ché ce ne servono almeno altri sette/otto (fai pure ‘na decina)…Dario Cioffi
