Partiamo da un presupposto fondamentale: Gigi Squillante, attuale tecnico dell’Ercolanese (compagine militante nel gir. A del campionato d’eccellenza campano) è un allenatore tanto bravo quanto atipico. Un tecnico dalla personalità istrionica, nel senso buono del termine, in grado di forgiare e plasmare una scienza inesatta e tra le più difficili al mondo chiamata calcio. Non fatevi ingannare dall’uso della terminologia che può offrire varie interpretazioni, ma l’allenatore dell’Ercolanese è ritenuto bravo perchè se si fa il nome di Squillante si rende l’idea dell’Allenatore con la “A” maiuscola nel vero senso della parola. Perchè Squillante è uno che non ha bisogno di presentazioni, e perchè prima di Ercolano i risultati parlano per lui con un palmares considerevole che non può essere ignorato. Come un artista abile a scolpire la sua scultura Squillante forgia la sua Ercolanese, o meglio la sua Herculaneum, società gloriosa che prende il nome dall’antica città osco-romana situata sul golfo di Napoli alle pendici del Vesuvio, modellandola minuziosamente a sua immagine e somiglianza. Una scultura in cui la squadra granata si rispecchia fin dai primi giorni di lavoro del suo tecnico. E come il più abile degli artisti Squillante non si accontenta mai dell’opera realizzata. E’ uno meticoloso, perfezionista, maniacale nella cura del dettaglio, un eterno incompiuto. E questa sua dannazione nella ricerca della perfezione lo spinge a non accontentarsi mai e a rendere tutto ciò che fa in arte pura agli occhi degli sportivi e dei rivali. Un allenatore atipico, raro, perchè a differenza di tanti altri suoi colleghi allena senza portare sponsor, e forse non si trova in contesti più importanti perchè privo di santi in paradiso o di amicizie che scavallano la meritocrazia. Il tutto dopo trionfi e risultati esaltanti negli anni addietro. L’autore del Gladiator dei record, della salvezza miracolo di Battipaglia la stagione scorsa e di un campionato strepitoso l’anno prima sempre con le zebrette, del miracolo Ippogrifo Sarnese con campionato e coppa Italia portati a casa sfatando anche il tabù nel “nemo propheta in patria“, sono risultati indelebili che rendono Squillante l’allenatore più vincente degli ultimi anni a questa parte. (l’articolo continua in basso)
Nessuno come lui, e l’Ercolanese lo sa perfettamente: 11 partite disputate fino ad ora. 10 vittorie, 1 pareggio, 0 sconfitte. 30 gol realizzati, solamente 8 subiti. Miglior attacco e seconda miglior difesa del campionato. Numeri parziali ma da capogiro che hanno imparato a conoscere bene anche le dirette concorrenti su tutte il blasonato Savoia(ritenuta la favorita per il campionato ai nastri di partenza) dovutasi piegare per 4 a 0 in casa, nello scontro diretto al Giraud, contro i granata del tecnico sarnese. Una prova di forza ed un segnale al campionato che lascia poche interpretazioni, e siamo solo al mese di novembre. Ma Squillante è così, uno che bada al sodo facendo divertire le proprie squadre e gli spettatori la domenica, uno che è riuscito a conquistare la fiducia e l’affetto anche in piazze ostili per via dei suoi trascorsi da calciatore e delle sue origini d’appartenenza, uno che suscitava invidia anche ai presidenti delle proprie squadre pagando il troppo affetto dei tifosi, uno dai record europei tanto da far chiamare “gli invincibili” la propria squadra, uno che riesce a vincere un play out in trasferta con una sola mossa tattica e a offrire un gioco spettacolare, un comunicatore dal carisma innato. Squillante è così. Un allenatore bravo, atipico ma vincente. Ma gli artisti si sa, spesso vengono incompresi. Sergio Vessicchio
