In casa Potenza incominciano a pagare dazio i primi responsabili della crisi rossoblù, e a farne le spese è stato subito l’allenatore. La disfatta casalinga consegna un conto amaro della gestione Agovino condita da ben 13 reti subite e solo 3 realizzazioni per i leoni lucani suddivise in 2 incontri casalinghi e altrettanti fuori dalle mura amiche del “Viviani”. Ma siamo sicuri che l’unico responsabile sia solo il tecnico Agovino? Sicuri che le figuracce subite in queste ultime quattro giornate di campionato siano attribuibili solo ed esclusivamente al trainer vesuviano? Partendo dal presupposto che il Potenza non subiva un umiliazione casalinga così clamorosa da ben 54 anni, i protagonisti di questo record negativo sono da individuare in coabitazione tra Agovino e il ds Daniele Flammia. Il Potenza paga l’improvvisazione e la pochezza professionale del proprio direttore sportivo che fino al giorno prima aveva sempre e solo avuto competenze e ruoli da team manager, e a detta di tanti giocatori e addetti ai lavori svolto anche in malo modo. L’incompetenza nel calcio viene pagata a caro prezzo e ci risulta difficile constatare che una società importante e prestigiosa come il Potenza possa avere e accettare una figura così carente nel ruolo di direttore sportivo, ovvero colui che ha l’onere della costruzione della squadra. Ma di solito consuetudine e buon senso vuole che conseguentemente all’esonero di un allenatore da parte della società pervengano immediatamente le dimissioni del direttore sportivo responsabile anch’esso delle carenze tecniche e strutturali della squadra. Diciamocela tutta, un allenatore può essere il pilota (scarso o abile che sia) della macchina messa a disposizione da un direttore sportivo, ma se questa macchina non è in grado di camminare e risulta carente in vari aspetti allora le responsabilità sono suddivisibili anche con chi allestisce la squadra. Ma Flammia come pronosticabile continua ad avere condotte poco professionali siccome ancora non sono state presentate alla società le dimissioni dal suo incarico. Un atto dovuto non solo per la proprietà, quindi per chi rappresenta il suo datore di lavoro, ma anche nei confronti di una città che paga l’incompetenza di un improvvisato direttore sportivo che da un anno a questa parte ha abbandonato il ruolo di team manager per gettarsi in quello di ds a spese di una piazza importante come Potenza. Flammia presentando le proprie dimissioni ne uscirebbe decisamente meglio dal preoccupante vortice negativo in cui ha gettato il Potenza, e sopratutto farebbe un favore alla piazza che proprio come dichiarò eccelle in signorilità, perchè in maniera civile ed encomiabile aspetta sul tavolo di Vertolomo proprio le sue dimissioni. Un atto dovuto in primis alla città stessa, Flammia lo tenesse bene in mente. Sia signorile e di livello proprio come Potenza, e togliesse il disturbo. Sergio Vessicchio
